Crescita Personale e Trasformazione
Intervista a PATRIZIA CERRONI
Quando la performance diventa energia e presenza
La voce di Patrizia Cerroni invita a osservare la performance da un’angolazione insolita: non come controllo, ma come coscienza in azione. Nell’intervista non costruisce un mito intorno a sé; piuttosto, definisce un linguaggio. Un linguaggio nato sulla scena, ma capace di parlare anche a chi guida persone, progetti e decisioni.
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Il suo lavoro è spesso considerato innovativo nella danza contemporanea italiana. Nel 1974 ha fondato la compagnia Patrizia Cerroni & I Danzatori Scalzi e ha calcato palcoscenici internazionali. Tuttavia, ciò che rende preziosa la sua testimonianza non è l’elenco dei traguardi, bensì il modo in cui ha trasformato crisi, rischio ed ego in consapevolezza ed energia disponibile.
Lo stato di abbandono come chiave della vera performance
Al centro della sua visione c’è lo stato di abbandono. Non è passività, ma presenza attiva. Si raggiunge quando si è pienamente concentrati su ciò che si vuole esprimere, dopo essersi preparati a fondo. L’intenzione non è difensiva, ma generativa: offrire al pubblico il meglio di sé.
In questo stato convivono forza e fluidità. Cerroni lo collega all’unione — maschile e femminile, secondo l’Hatha Yoga — come punto di equilibrio tra potenza e abbandono. La via pratica è la focalizzazione, coltivata attraverso la visualizzazione: vedere prima, in ogni dettaglio, ciò che si desidera portare in scena. Ricorda il suo primo saggio, a sei anni: un’intera giornata passata a immaginare i movimenti, custodendo il sogno per consegnarlo intatto alla scena.
Quando la performance accade, ciò che conta non è quello che si “spiega”, ma ciò che si riesce a far passare. “Non basta comunicare. Bisogna trasmettere.” Per lei la comunicazione può essere sostenuta dall’ego (“devo dire, voglio dire”); la trasmissione, invece, nasce dall’amore. Richiede un lavoro continuo: smantellare l’ego che genera paura, giudizio e pensieri limitanti, fino a purificare il canale.
La danza come disciplina totale
Cerroni definisce la danza una disciplina completa, perché coinvolge l’intero essere: corpo, mente, anima, ispirazione. La sua è una visione totale: la danza è musica resa visibile, ma anche ascolto che diventa movimento; disegna lo spazio come un’architettura e nasce da un impulso poetico che vuole trasmettere essenza.
Questa totalità comporta però una sfida: l’oscillazione tra l’assoluto dell’arte e la quotidianità. Nell’atto creativo, osserva, l’artista può vivere una dimensione spirituale altissima; tornando alla realtà, rischia di non riconoscerla come altrettanto “elevata”. È qui che entra in gioco la gestione emotiva — e qui riconosce un ponte con il coaching: vincere i pensieri limitanti che la mente tende a creare, per abitare la dimensione umana senza crollare.
Crisi, spiritualità e trasformazione
A diciannove anni, Cerroni attraversa una profonda crisi esistenziale. Il suo sguardo è diretto: dolore e crisi “servono”, perché solo toccando il fondo si può risalire. Non c’è negazione, ma accoglienza. Fallimento, malattia e sofferenza possono diventare occasioni di crescita e rafforzamento.
Da quella frattura nasce un percorso strutturato: l’incontro con Rudolf Steiner e con la medicina steineriana, con la sua visione spirituale della vita e la legge del karma; poi l’arrivo in India, dove racconta di vivere da quarant’anni, intrecciando meditazione e Hatha Yoga. In parallelo, la psicanalisi junghiana: un lavoro sulle nevrosi e sul mondo onirico, sui sogni e sui simboli che la mente non può afferrare completamente.
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Il rischio e l’ascolto del cuore
Il rischio, afferma Cerroni, “fa parte dell’abbandono”: significa lasciarsi attraversare dalla corrente dell’ispirazione, anche quando è emotiva. La paura non è un nemico da eliminare, ma un materiale da elaborare, fino a trasformarlo in passaggio verso l’abbandono.
La bussola è il cuore. Va ascoltato, perché il cuore è ispirazione ed è Sé; la mente razionale può invece spingere verso scelte non allineate. È una lezione valida ovunque ci sia posta in gioco: il rischio non è solo agire, ma osare la coerenza.
Il palco come atto d’amore
Cerroni parla del palco con una metafora intensa: è come fare l’amore. L’Eros, per lei, è l’anima che parla attraverso il corpo. La performance autentica non si limita a un’esecuzione corretta: cerca una relazione viva.
Suggerisce di visualizzare un pubblico ideale, aperto e partecipe. In quell’immagine, l’artista offre il meglio di sé e invita l’altro a fare lo stesso: la scena diventa un circuito, una trasmissione reciproca.
Le tre perle di saggezza e l’energia come purificazione continua
Nel condensare il suo insegnamento, Cerroni individua tre conquiste interiori. La prima è il distacco: “Il distacco è una conquista”, perché l’attaccamento genera sofferenza e può imprigionare proprio chi ha conosciuto l’assoluto. La seconda è la consapevolezza: riconoscere l’origine di un pensiero, di un’azione, di un’attitudine. La terza è la fiducia, riassunta nell’idea che “tutto avviene per il meglio”.
La sua definizione di energia è concreta: non frenesia, ma tensione consapevole. “Le corde vibrano se sono tese”: la vibrazione nasce da una tensione positiva che rende il corpo uno strumento. Ma questa tensione richiede cura costante: una purificazione continua, una “doccia” ai pensieri attraverso yoga, meditazione, alimentazione consapevole e contatto con la natura.
I progetti futuri come estensione della missione
Cerroni racconta di aver concluso un documentario sulla sua carriera, dopo aver donato il proprio fondo al Governo italiano affinché video, fotografie e interviste diventino memoria condivisa. Nelle comunicazioni ufficiali della compagnia, il fondo audiovisivo risulta entrato nel patrimonio culturale dello Stato il 16 novembre 2023.
Parla inoltre dell’uscita del suo libro in inglese, pubblicato da un editore indiano, e della versione in hindi selezionata tra i primi dieci titoli in India — riconoscimento riportato dalla compagnia stessa.
Infine, l’orizzonte scenico: una presentazione a Roma e l’idea di un One Woman Show ispirato al libro. Più che un nuovo progetto, è una naturale continuità: portare in forma essenziale ciò che la sua vita testimonia da sempre — trasformare l’energia in presenza, e la presenza in amore che trasmette.
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Trascrizione dell’intervista con Patrizia Cerroni, curata in modo da conservare l’immediatezza della conversazione
Matt:
Oggi abbiamo con noi una persona davvero speciale: Patrizia Cerroni. Per chi ancora non la conoscesse, Patrizia è una danzatrice, coreografa e regista italiana di danza contemporanea, considerata una figura innovativa e di riferimento nella scena della danza moderna, in Italia e a livello internazionale.
È stata una vera rivoluzionaria: ha contribuito a trasformare il significato stesso della danza. Caposcuola della danza contemporanea in Italia, ha collaborato con Carla Fracci e ha vissuto un profondo percorso spirituale di cui oggi ci parlerà.
Abbiamo voluto incontrarla per esplorare le sue idee, le sue visioni e ciò che ha imparato in decenni di palcoscenici internazionali. Un’esperienza così vasta le ha permesso di comprendere quali approcci – soprattutto interiori – aiutano davvero a migliorare la performance professionale, che nasce sempre da un lavoro personale.
Ciao Patrizia!
Patrizia:
Ciao Matt, come stai? Grazie per avermi invitata, è un vero piacere.
Matt:
Il piacere è nostro. Come sai, il nostro interesse nasce anche dal fatto che siamo una scuola di coaching.
Patrizia:
Credo che la chiave sia trovare lo stato di abbandono.
Ma che cos’è lo stato di abbandono? È quel momento in cui sei completamente centrato su ciò che stai per dire o fare. Ti sei preparato, hai l’attitudine giusta: vuoi donare al tuo pubblico il meglio di te.
Nell’Hatha Yoga si parla di energia maschile e femminile. La perfetta asana nasce quando queste due energie si uniscono. È proprio questa unione che permette di trovare insieme potenza, forza e abbandono.
Dovremmo riuscire a farlo sempre, nella vita. È un concetto che ritroviamo anche nel tantrismo e nel taoismo.
Quando troviamo davvero l’abbandono sul palco? Quando siamo profondamente focalizzati sul messaggio che vogliamo dare. E la focalizzazione nasce dalla visualizzazione: dobbiamo aver immaginato quel momento in tutte le sue sfumature.
La mia prima esperienza sul palco è stata a sei anni, al saggio di fine anno. Quel giorno ho passato ore a immaginare i movimenti che avrei fatto. Li visualizzavo continuamente.
Bisogna custodire il sogno. Offrire al pubblico i frutti del proprio lavoro: consapevolezza, messaggio, essenza.
E qui c’è una distinzione importante: non basta comunicare, bisogna trasmettere.
La comunicazione può nascere anche dall’ego: “devo dire”, “voglio dire”. La trasmissione, invece, nasce dall’amore. È ancora una volta unione tra maschile e femminile.
L’ego esiste, ma va smantellato continuamente. È il lavoro della vita. L’ego crea paura, giudizio, pensieri limitanti.
L’abbandono arriva quando il canale è purificato. Quando la paura si scioglie e resta l’amore.
Matt:
È un messaggio molto autentico. Per anni hai insegnato danza: oltre alla tecnica, lavoravi anche sulla gestione emotiva?
Patrizia:
Assolutamente sì. La danza è una disciplina completa, perché coinvolge tutto l’essere: corpo, mente, anima, ispirazione.
Io dico spesso: la danza è musica resa visibile, e la musica è danza sentita. Ma è anche architettura, perché disegna lo spazio. È poesia, perché nasce da un’ispirazione che trasmette essenza.
A un certo punto, però, ho capito che non mi bastava solo l’arte. Esiste la dimensione umana, e va gestita.
Noi artisti, quando siamo nell’assoluto dell’arte, viviamo una dimensione spirituale altissima. Ma quando torniamo nella realtà quotidiana, spesso facciamo fatica ad accettarla perché non è altrettanto elevata.
Per me è stata una grande presa di coscienza capire che dovevo superare la sofferenza della vita non solo attraverso l’arte. In questo vedo un legame con il coaching: vincere i pensieri limitanti che la mente tende a creare.
Matt:
Hai attraversato anche un percorso spirituale profondo, vero?
Patrizia:
Sì. A 19 anni ho vissuto una grande crisi esistenziale. Ma le crisi servono. Tutto avviene per il meglio.
Dobbiamo accogliere fallimento, dolore, malattia. Tocchi il fondo per poter risalire. Non è un fallimento: è crescita.
In quel periodo ho scoperto Steiner e la medicina steineriana, che mi hanno aperto alla legge del karma e a una visione spirituale della vita.
Poi è arrivata l’India. Vivo lì da quarant’anni. Amo la meditazione e l’Hatha Yoga.
Ho intrapreso anche un percorso di psicanalisi junghiana. Avevo una nevrosi – come tutti, in fondo. Tutti gli esseri umani hanno delle nevrosi, ma possiamo lavorarci.
La psicanalisi junghiana è stata un viaggio nel mio mondo onirico, nei sogni e nei simboli che la ragione non può afferrare completamente.
Matt:
Qual è il tuo rapporto con il rischio?
Patrizia:
Il rischio fa parte dell’abbandono. Significa lasciarsi attraversare dalla corrente dell’ispirazione, anche emotiva.
A volte hai paura, ma devi elaborare quella paura per arrivare all’abbandono.
Ricordo una nostra conversazione: stavo per fare una scelta che non era allineata al mio modo di essere. Tu mi hai ricordato di ascoltare l’ispirazione, non solo la mente razionale.
Bisogna ascoltare il cuore. Il cuore è il Sé, è l’ispirazione.
Matt:
Come descriveresti il rapporto con il pubblico?
Patrizia:
È come fare l’amore. C’è una differenza tra sesso e fare l’amore. L’Eros è l’anima che parla attraverso il corpo.
Quando sali sul palco, stai facendo l’amore con il tuo pubblico. Devi visualizzare un pubblico ideale, aperto e in condivisione con te.
È come un amante: dai il meglio di te e stimoli l’altro a fare lo stesso.
Matt:
Quali sono tre perle di saggezza che vuoi lasciarci?
Patrizia:
La prima è il distacco. Il distacco è una conquista, perché l’attaccamento genera sofferenza.
La seconda è la consapevolezza: capire da dove nasce un pensiero, un’azione, un’attitudine.
La terza è la fiducia. Se parlassi alla me stessa bambina direi: fidati. Tutto avviene per il meglio.
Matt:
Qual è il segreto della tua energia?
Patrizia:
Qualcuno mi ha detto che sono sempre tesa. Ma la danza è tensione. Le corde di uno strumento vibrano solo se sono tese.
È una tensione positiva. Io vivo così, e mi piace.
Ma dietro c’è un grande lavoro di purificazione continua. Come facciamo la doccia al corpo, dobbiamo farla ai pensieri.
Yoga, meditazione, alimentazione, natura. In un mondo pieno di elementi che intossicano corpo, mente e anima, serve una costante purificazione.
E per me è un piacere farlo.
Matt:
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Patrizia:
Ho appena concluso un documentario sulla mia carriera, dopo aver donato il mio fondo al governo italiano. Raccoglie video, fotografie e interviste di importanti figure della cultura che hanno lavorato con me.
Sta uscendo il mio libro in inglese, pubblicato da un editore indiano. La versione in hindi è stata selezionata tra i primi dieci libri usciti in India.
Vorremmo presentare il documentario e i nostri libri a Roma, e magari nel mondo.
Mi piacerebbe anche creare un One Woman Show ispirato al libro.
Matt:
Grazie Patrizia per la tua energia e per queste intuizioni così profonde. Ti auguriamo il meglio per tutti i tuoi progetti.
Patrizia:
Grazie a voi, grazie Matt, grazie Roberto e grazie a tutti.
Per lavorare su presenza, energia e trasformazione in modo concreto, richiedi una chiamata gratuita.
Matt Traverso
Coach Professionista e Direttore Didattico di Coaching Academyti.
Staff Coaching Academy
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